|
|
|
|
|
Berlusconi a casa, ma ad esser sconfitta è stata l’arroganza del centrosinistra
Un risultato storico. Ma non per Prodi!
Inversione di tendenza clamorosa. Strepitoso recupero della Casa delle Libertà, che quasi ribalta sondaggi ed exit poll! Governo quasi impossibile per il centrosinistra, in attesa della conta delle schede contestate e annullate...
Il Paese si riscopre più azzurro. Un Paese spaccato, indubbiamente, ma dinanzi alla prospettiva di una ecatombe per la maggioranza il risultato di queste elezioni verrà ricordato a lungo. Innanzitutto c’è stata la conferma della completa inattendibilità degli exit poll che in una competizione che si protrae sul punto a punto non riesce ad offrire risultati credibili. La diffusione dei primi risultati che davano nettamente avanti l’Unione, tuttavia, ha contribuito a condire l’intera giornata di scene particolarmente farsesche ed esilaranti con i rappresentanti del centrosinistra impegnati ad annunciare e spostare più volte la festa da celebrare nelle piazze italiane per il successo elettorale. Prodi addirittura doveva parlare alle 18 e 30, mentre D’Alema si lasciava andare con i suoi toni plateali e sensazionalisti: “sconfitta nettissima di Berlusconi”, “forte rifiuto di Berlusconi, Ulivo elemento di stabilità”, ma soprattutto l’annuncio di “una vittoria di portata storica”. Queste sono solo alcune delle dichiarazioni a caldo del presidente dei Ds, ormai certo di aver conseguito il tanto agognato obiettivo: mandare a casa Berlusconi. Un evento atteso ma anche suffragato da anni di sondaggi, editoriali, approfondimenti di esperti che davano per certa la vittoria dell’Unione. Anzi, il trionfo, con Berlusconi rispedito ignominiosamente a casa era ritenuto il degno epilogo di quello che alla fine si è tradotto in un referendum sul presidente del Consiglio. Infatti la coalizione di centrosinistra non ha pensato a costruire una coalizione omogenea destinata a proporre un programma credibile per il Governo dell’Italia, addirittura ne ha proposto uno di 281 pagine ricco di patetiche contraddizioni e generiche finalità, preoccupandosi solo di coagulare tutte le forze antiberlusconiane indipendentemente dalle reali progettualità politiche. Il vero affronto alla democrazia oggi non è costituito dalla presenza ritenuta inaccettabile di Berlusconi, ma risiede piuttosto proprio nell’Unione, una coalizione che ha messo insieme il neoclericale Rutelli attento ai dettami della Cei con gli anticlericali della Rosa nel Pugno, i radicali ultraliberisti in campo economico con partiti comunisti desiderosi di reintrodurre la scala mobile, i socialisti craxiani con l’Italia dei Valori dell’assassino politico del grande leader socialista, e così potremmo proseguire all’infinito. La coalizione già litigiosa e inconcludente dell’Ulivo della passata legislatura è stata addirittura ampliata con nuovi, rumorosi e turbolenti partitini alla ricerca di un posto al sole nella nuova casa del centrosinistra, con l’unico intento comune costituito dall’abbattere Silvio Berlusconi. Missione compiuta, ma a che prezzo? E fino a che punto?
Dovevano stravincere, umiliare l’avversario, hanno raccolto finanche movimenti leghisti in Lombardia e nel Veneto che alla fine si sono rivelati decisivi per la vittoria alla Camera con i loro 60mila e passa voti. Berlusconi è stato sbertucciato per aver presentato i risultati di sondaggi di una società americana che davano un risultato completamente diverso da tutte le società di sondaggi italiane che si contendevano solo l’entità del divario che relegava la Casa delle Libertà tra i 5 e gli otto punti percentuali dall’Unione. Un margine che evidentemente è stata dilapidato, o molto più probabilmente quei sondaggi non corrispondevano alla verità, abilmente taroccati per servire la causa. Come l’hanno servita organizzazioni sindacali, associazioni, amministrazioni locali, istituti finanziari, gruppi editoriali, arrivando fino alla dichiarazione di voto del direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, che ha candidamente ammesso che ha deciso di rompere gli indugi in seguito al recupero imponente che Berlusconi stava compiendo. La costruzione di uno sbarramento di fuoco senza precedenti, eppure incapace di frenare la grande rimonta dell’uomo che ha stravolto la politica italiana degli ultimi quindici anni. E’ lui il vincitore morale di questa competizione, dato per finito troppo presto anche dalla stampa internazionale, è l’artefice del grande risultato di Forza Italia, inferiore rispetto a quello delle politiche del 2001, ma straordinariamente imponente rispetto alle ultime consultazioni regionali e in grande crescita rispetto alle europee di due anni fa. Forza Italia si è confermato il primo partito italiano, l’unico di una certa importanza, visto il tracollo subito da Ds e Margherita che hanno conseguito risultati che ne ridimensionano fortemente la consistenza. Paradossalmente il vero sconfitto di queste elezioni è Romano Prodi che avrebbe dovuto stravincere dando fiducia e tranquillità al Paese con quella sua aria da finto curato di provincia. Invece per la coalizione di centrosinistra non è stato quel valore aggiunto che ci si poteva auspicare. Pensavano che gli italiani avessero le tasche piene di Berlusconi, ed invece il grande vento ulivista che soffiava da due anni si è clamorosamente arrestato.
Di storico in questa tornata elettorale c’è il risultato, così come lo si è conseguito, l’incredibile spaccatura del Paese diviso in due, con 25 voti che dividono le coalizioni alla Camera a favore dell’Unione ed oltre 350 mila che le dividono al Senato a vantaggio del centrodestra. Dal basso del suo risultato elettorale, Prodi è partito con annunci roboanti: “Dobbiamo metterci a cambiare l’Italia”, queste le sue prime parole. Come lo farà con una alleanza sgangherata che ha una maggioranza risicata al Senato di soli due senatori, più quelli che eventualmente deciderà di “comprare” in altri partiti per rinfoltire la sua coalizione, non è dato sapere. Il parallelo con la Germania di Kohl che governò con un solo seggio in più rispetto ai socialdemocratici non è credibile in una realtà come quella italiana dove già maggioranze coese sono generalmente particolarmente litigiose, figurarsi una così eterogenea. Altrettanto deliranti le affermazioni degli altri leader del centrosinistra. Sono loro i veri caimani della politica, per buona pace di Nanni Moretti. Le intemperanze del gioioso (chissà perché si definiscono sempre così anche quando scassano vetrine e insultano il prossimo) popolo della sinistra che ha riversato sul giornalista del Tg5 Summonte sono emblematiche in tal senso, degna espressione del loro senso di equilibrio e democrazia. Mentre già sono in atto, dunque, le prove tecniche di regime squadrista, i grandi partiti del centrosinistra escono, nei fatti, a pezzi da questa consultazione, laddove la coalizione nella sua interezza ha mostrato tutti i suoi limiti non solo per una proposta programmatica ridicola e contraddittoria, ma anche per l’incapacità di coinvolgerne tutti i rappresentanti quanto meno in occasione della presentazione del programma unitario (?) o del comizio che ha chiuso la campagna elettorale.
Prodi pretende di cambiare il Paese con questi numeri e con questi alleati. Segno ulteriore della sua scarsa lucidità, non ha la minima percezione di ciò che è accaduto. L’Italia non è quella descritta dai giornali, la bassissima astensione dimostra ancora una volta che gli italiani quando vogliono corrono alle urne, così come decidono di rinunciarvi quando non vogliono. E’ il caso degli ultimi referendum. L’Italia è divisa in due, che piaccia o meno. Resta l’arroganza di quanti si sono assegnati ugualmente la vittoria senza ammettere contestazioni. Erano convinti della voglia di cambiamento, ma evidentemente nemmeno 5 anni di governo Berlusconi molto difficili sono stati sufficienti per proporsi come credibili alternative di governo. Eppure continuano a gonfiare il petto orgogliosi del non risultato conseguito: il berlusconismo non è stato sconfitto e con esso il loro complesso di inferiorità. Nel frattempo nessuno ha ancora avuto il coraggio di comunicare a Romano Prodi che politicamente parlando è ormai finito. Bisognerà attendere ancora qualche mese, che l’Italia sarà costretto a pagare sulla sua pelle.
Paolo Carotenuto
Centro Studi Mezzogiorno Europeo
____________________________
PROGRAMMA ELETTORALE CASA DELLE LIBERTA'
PREMESSA Sei anni fa, quando nel corso del 2000 abbiamo scritto il primo programma della Casa delle Libertà, il mondo era molto diverso da quello in cui ora viviamo. C’erano ancora le Torri Gemelle e c’era ancora la lira. La Cina, l’India e l’Asia erano fuori dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Benzina e riscaldamento avevano un costo ragionevole, perché un barile di petrolio costava allora solo 28 dollari, mentre oggi il suo prezzo è più che raddoppiato. Parole come globalizzazione o mondializzazione ancora stupivano. Oggi tutti sanno cosa vogliono dire in concreto nella vita quotidiana: per strada, sul posto di lavoro, alla pompa di benzina, sul costo del riscaldamento. Gli italiani ne vedono certo le opportunità. Ma vedono anche arrivare nuove difficoltà. Ed è a loro che dobbiamo dare una risposta. Una risposta valida per difendere insieme quello in cui crediamo e quello che abbiamo. Per cominciare bisogna capire cosa è successo in questi anni. 2
A partire dal 2001 tutto è cambiato e di colpo. La struttura e la velocità del mondo non sono più come prima. Il terrorismo mette in crisi la convivenza tra civiltà diverse. In Europa l’euro ha portato indubbi vantaggi ma anche alcuni evidenti contraccolpi. Sulla via dell’assestamento il nostro Paese ha pagato un prezzo altissimo. Le imprese italiane sono passate repentinamente dalla svalutazione competitiva della lira, fatta per decenni, ad un cambio forte. Il passaggio dalla lira all’euro nell’immediato è stato un trauma. In particolare per le famiglie italiane che, di colpo, hanno visto ridotto il proprio potere d’acquisto. Il cosiddetto “change-over”, il passaggio lira-euro, non è stato neutrale. In nessuna parte d’Europa. E neppure in Italia. Per questo, ed a ragione, tutto il Parlamento Europeo, con grande ritardo rispetto alla proposta italiana, ha appena chiesto la stampa della banconota da 1 euro: “Considerando il disagio che molti cittadini europei continuano ad avere nei confronti dell’euro”. Inoltre la concorrenza, spesso asimmetrica o sleale, fatta dalla Cina, dall’India, dall’Asia in generale, ha causato e causa forti perdite e grandi paure ovunque in Europa, e non solo in Italia. Con effetti a catena. Il prezzo del petrolio è più che raddoppiato perché l’Asia, dove si sta trasferendo la produzione industriale, divora quantità crescenti di energia e di materie prime.
3
Negli anni ’90 la globalizzazione non poteva essere fermata. Ma doveva e poteva essere governata su tempi e ritmi più lenti e più graduali. Come per mezzo secolo, dopo la seconda guerra mondiale, l’Occidente ha fatto con il Giappone, che rappresentava la sfida economica di allora. Invece negli anni ’90 tutto è stato fatto e spinto di colpo, per effetto di una scelta politica ispirata dalla sinistra, ansiosa di farsi così perdonare, con questo tanto improvviso quanto forsennato “mercatismo”, il suo comunismo. Ora si vedono – li vede e li sente la gente – gli effetti di questa follia.
continua qui
_____________________________
Adam Smith e il buon governo
L'uomo il cui spirito civico è mosso in tutto dall'umanità e dalla benevolenza rispetterà i poteri e i privilegi stabiliti, anche dei singoli, e ancor più quelli dei grandi ordini o comunità in cui è diviso lo Stato. Anche se considera alcuni di essi abusivi, si accontenterà di mitigare ciò che spesso non potrebbe eliminare senza grande violenza. Quando non può vincere i radicati pregiudizi della gente con la ragione e la persuasione, non tenterà di domarli con la forza, ma osserverà religiosamente quella che Cicerone chiama, giustamente, la divina massima di Platone: - non far mai violenza al proprio paese, così come non la si fa ai propri genitori.-
Quando non può stabilire il giusto, non disdegnerà di migliorare ciò che è sbagliato; ma, come Solone, non potendo stabilire miglior sistema di leggi, cercherà di stabilire il migliore che possa essere sopportato dalla gente.
Adam Smith
_____________________________
Quando un popolo,
divorato dalla sete di libertà,
si trova ad avere capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole,
fino ad ubriacarlo,
accade allora che,
se i governanti resistono alle richieste dei suoi più esigenti sudditi,
sono dichiarati tiranni.
Ed avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori
è definito un uomo senza carattere, un servo;
che il padre impaurito finisce col trattare il figlio come suo pari e non è
più rispettato;
che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui,
che i giovani pretendono gli stessi diritti,
la stessa considerazione dei vecchi e questi,
per non parere troppo severi danno ragione ai giovani.
In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una sola pianta:
la tirannia
Dal libro 8° della Repubblica di Platone - Filosofo (427 a.C. - 347 a.C.). |
|
|
|